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Giuseppe Maria Della Pepa Neurochirurgo · Gemelli Roma

Tumori cerebrali

Tumori della base cranica

Curare la lesione, proteggere le funzioni

Alla base del cranio, pochi millimetri possono separare un tumore dai nervi che permettono di vedere, ascoltare, muovere il volto o deglutire. Curare queste lesioni richiede esperienza dedicata, controllo delle funzioni e la possibilità di integrare chirurgia e radiochirurgia.

La base cranica è la regione sulla quale poggia il cervello. È attraversata da nervi, arterie e importanti vie di drenaggio venoso, raccolti in spazi anatomici molto ristretti.

I tumori che si sviluppano in questa sede comprendono meningiomi, schwannomi — tra cui i neurinomi dell’acustico — e altre lesioni meno frequenti. Molti sono benigni e crescono lentamente, ma la vicinanza a strutture delicate può renderne complessa la gestione.

Proprio quando la malattia è benigna, preservare le funzioni e la qualità degli anni di vita assume un’importanza particolare.

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La sede conta quanto la natura del tumore

Una lesione di dimensioni contenute può provocare disturbi significativi se comprime un nervo. Altre possono crescere lentamente senza dare sintomi e richiedere soltanto controlli.

Secondo la localizzazione, possono comparire alterazioni della vista, riduzione dell’udito, disturbi dell’equilibrio, sensibilità o movimento del volto, difficoltà nella deglutizione. Nelle forme più voluminose può essere coinvolto anche il tronco encefalico.

La valutazione parte dalla risonanza magnetica e, quando necessario, comprende lo studio dell’osso, dei vasi e delle singole funzioni. L’obiettivo è comprendere il comportamento della lesione e il suo rapporto con la persona, prima di scegliere come trattarla.

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Osservare: la diagnosi di un tumore della base cranica non comporta automaticamente un intervento

Per alcuni meningiomi e schwannomi piccoli, stabili e senza sintomi rilevanti, può essere appropriata una sorveglianza clinica e radiologica, accompagnata dagli esami funzionali necessari, come controlli dell’udito o della vista.

La crescita, la comparsa di disturbi o un cambiamento dei rapporti con le strutture vicine possono modificare l’indicazione.

Seguire una lesione significa avere un programma e criteri chiari per decidere se e quando trattare. Gestione dei meningiomi · Gestione degli schwannomi vestibolari.

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Quando serve la chirurgia

La chirurgia può essere necessaria per ridurre una compressione, affrontare sintomi o crescita significativa e ottenere una diagnosi sul tessuto.

L’accesso e l’estensione della rimozione vengono pianificati sulla base della sede e dei rapporti con nervi e vasi. Tra le situazioni più delicate rientrano i tumori dell’angolo ponto-cerebellare, del clivus, del forame magno e delle regioni vicine alle vie ottiche o ai seni venosi.

Il risultato deve tenere insieme controllo della lesione e funzione: una resezione più ampia è un vantaggio quando il beneficio resta proporzionato al rischio neurologico.

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Monitoraggio avanzato: conoscere il nervo e seguirne la funzione

Nella chirurgia della base cranica, un nervo può essere spostato, assottigliato o aderente al tumore. La sua conservazione anatomica è importante, ma occorre anche sorvegliarne il funzionamento.

La stimolazione diretta aiuta a identificarlo durante la dissezione. Il monitoraggio neurofisiologico avanzato, attraverso registrazioni selezionate secondo il caso, offre informazioni sulle funzioni a rischio: movimento del volto, udito, motricità e altre funzioni dei nervi cranici.

Possiamo immaginarlo come una sorveglianza delle vie nervose durante l’intervento. Una variazione dei segnali può suggerire di modificare una manovra, interromperla o rivalutare il limite della resezione.

Al Gemelli abbiamo lavorato allo sviluppo e all’integrazione di queste tecniche, un ambito al quale ho contribuito direttamente nella pratica clinica e nella ricerca. In particolare, abbiamo studiato il contributo dei potenziali evocati motori al controllo del nervo facciale nella chirurgia dell’angolo ponto-cerebellare. Il nostro lavoro sul monitoraggio del nervo facciale.

Questi strumenti sostengono la sicurezza delle decisioni, pur senza eliminare completamente il rischio di deficit.

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Radiochirurgia: trattare senza incisioni, nei casi appropriati

Per alcune lesioni, soprattutto meningiomi e schwannomi selezionati, la radiochirurgia può rappresentare il primo trattamento, evitando l’intervento tradizionale.

Utilizza radiazioni concentrate sul bersaglio per controllarne la crescita. La scelta dipende da dimensioni, sede, sintomi e vicinanza a strutture sensibili. Non rimuove fisicamente il tumore e non sostituisce una decompressione chirurgica quando questa è necessaria.

Come referente neurochirurgo per il CyberKnife presso il Gemelli Isola Tiberina, partecipo alla valutazione integrata delle indicazioni. La possibilità di trattare in una o più sedute permette di adattare il programma alle caratteristiche della lesione e dei tessuti circostanti. Il CyberKnife all’Isola Tiberina.

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Una strategia combinata può rendere la chirurgia più rispettosa delle funzioni

Nei casi complessi, chirurgia e radiochirurgia possono essere pianificate insieme fin dall’inizio.

La chirurgia può rimuovere la parte responsabile della compressione e ridurre il volume della lesione. Una porzione particolarmente aderente a un nervo o a un vaso può essere intenzionalmente preservata, per valutarne il trattamento radiochirurgico o la sorveglianza.

Il controllo della malattia viene così affidato all’intero percorso, consentendo di limitare la dissezione nei punti di maggiore rischio. Questa possibilità assume particolare rilievo nei meningiomi della base cranica e nei grandi neurinomi dell’acustico. Approcci combinati nei meningiomi · Chirurgia e radiochirurgia negli schwannomi vestibolari.

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Il valore di un centro con esperienza nella complessità

Al Gemelli, la cura di queste lesioni si fonda su un’esperienza clinica e chirurgica consolidata nei tumori della base cranica e delle sedi più complesse: il forame magno, nel passaggio tra encefalo e midollo spinale; l’angolo ponto-cerebellare (APC), vicino ai nervi dell’udito, dell’equilibrio e del movimento del volto; le regioni profonde della base cranica e i meningiomi che coinvolgono i seni durali, le principali vie di drenaggio venoso del cervello.

In queste sedi, l’esperienza riguarda la scelta dell’accesso, la gestione dei rapporti con nervi e vasi e l’interpretazione del monitoraggio intraoperatorio. La disponibilità di competenze dedicate e dell’integrazione con la radiochirurgia permette di pianificare il trattamento con particolare attenzione alla preservazione funzionale.

La valutazione integra neurochirurgia, neuroradiologia, neurofisiologia, radioterapia e, secondo la sede, otologia, audiologia, oculistica e altre specialità. Il percorso continua dopo il trattamento, attraverso controlli, recupero funzionale e gestione degli eventuali disturbi residui.

Esperienza e tecnologie servono a riconoscere tutte le possibilità: osservare quando è appropriato, trattare senza operare quando possibile e affrontare la chirurgia con strumenti di controllo e una strategia complessiva.

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Proteggere ciò che il trattamento vuole restituire

Vedere, ascoltare, sorridere, parlare e deglutire sono funzioni che sostengono relazioni, autonomia e identità.

L’obiettivo è ottenere il miglior controllo possibile della lesione preservando queste capacità, attraverso scelte proporzionate e condivise. È su questo equilibrio che costruisco la valutazione dei tumori della base cranica, anche nelle situazioni più complesse.

Hai ricevuto una diagnosi di tumore cerebrale?

Se desideri una valutazione neurochirurgica o una seconda opinione, puoi richiedere una visita specialistica portando con te la documentazione clinica e neuroradiologica disponibile.

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